Dollie LaJoie si presenta
Dollie LaJoie è nuova Research Group Leader a Human Technopole, nel Centro di Biologia Cellulare Molecolare. La sua ricerca studia come le mutazioni nelle proteine possano alterare il comportamento delle cellule e contribuire allo sviluppo di malattie umane. Combinando biologia cellulare, biochimica e crosslinking mass spectrometry, il suo gruppo studierà le malattie dell’involucro nucleare e indagherà il nucleo come ambiente dinamico, capace di rispondere alle esigenze specifiche dei diversi tipi cellulari.
Dollie, cosa ti ha spinta a intraprendere una carriera nella scienza? Hai sempre saputo di voler diventare scienziata?
A scuola mi piaceva la biologia, ma avevo sempre desiderato diventare un’artista visiva. Le cose sono cambiate durante il mio primo anno di università. Stavo seguendo un corso introduttivo di biochimica e la docente tenne una lezione sui meccanismi di infezione dell’HIV. Quando descrisse la scoperta e il meccanismo di resistenza all’HIV nelle persone con una mutazione di CCR5, per me fu un momento decisivo.
Su cosa si concentrerà il tuo gruppo a HT?
Sono una biologa cellulare di formazione e durante il mio postdoc ho imparato tecniche di biochimica e crosslinking mass spectrometry. Il mio obiettivo è integrare questi approcci per capire come le mutazioni nelle proteine causino fenotipi cellulari che portano allo sviluppo di malattie umane.
Raccontaci qualcosa in più sulla tua ricerca. Qual è l’aspetto che trovi più affascinante?
Il nucleo è il mio organello preferito! Al di fuori del campo della biologia nucleare, l’architettura del nucleo viene spesso rappresentata come una struttura statica, che funziona semplicemente come barriera e impalcatura per il genoma. In realtà, è un ambiente molto dinamico e reattivo, calibrato sulle esigenze specifiche dei diversi tipi cellulari.
Qual è l’aspetto più difficile del fare ricerca e come lo affronti?
L’aspetto più difficile del fare ricerca è l’imprevedibilità, che può influenzare ogni ambito della vita: la natura transitoria dei dottorati e dei postdoc, l’elevata mobilità geografica, soprattutto internazionale, il panorama dei finanziamenti e delle pubblicazioni, le incognite intrinseche della ricerca e così via.
Credo che la risposta più vera, anche se un po’ scontata, sia che cerco di coltivare le comunità e le relazioni, con amici, famiglia, colleghi, nello sport e in altri contesti, che mi aiutano a rimanere con i piedi per terra.
La ricerca può avere molti alti e bassi, grandi successi ma anche momenti di delusione. Come trovi la motivazione quando viene a mancare?
Ho due risposte: una più filosofica e una più pratica.
Dal punto di vista filosofico, sono motivata dalla mia curiosità e dal mio entusiasmo per il mondo naturale, non necessariamente dai risultati. Credo anche nell’importanza di rendere le carriere scientifiche un percorso produttivo e sostenibile per le persone che mi circondano. Naturalmente, ho vissuto diverse delusioni nel corso della mia carriera, ma finché resto fedele alle mie motivazioni di base, l’entusiasmo per la scienza e il sostegno ai miei colleghi, sento di raggiungere i miei obiettivi più profondi.
Dal punto di vista pratico, bisogna capire che fallire fa parte del tentare. Se ti metti alla prova, incontrerai il fallimento, ed è più importante continuare a guardare avanti. Puoi “perdere la palla”, ma questo non significa che perderai la partita. Al contrario, se lasci che quell’errore ti condizioni troppo, finirà per influenzare il risultato della partita più dell’errore stesso.
Come hai conosciuto Human Technopole e cosa ti ha spinta a candidarti?
Ho conosciuto Human Technopole attraverso dei colleghi e ho imparato ad apprezzare la sua vivace comunità scientifica e l’eccezionale qualità delle Piattaforme Nazionali. Per me è il contesto ideale, perché mi permette di mettere in relazione diversi approcci e discipline per studiare le malattie dell’involucro nucleare.
Basta parlare di lavoro! Raccontaci qualcosa che non potremmo scoprire su di te con una ricerca online.
Uno dei miei artisti preferiti è Edward Gorey e ho una particolare predilezione per le sue illustrazioni di pipistrelli e per la sua serie di lavori dedicata a Dracula.